Francesco e Federico

CAMMINO DI SANTIAGO
In bici da St. Jean Pied de Port a Santiago de Compostela

10 / 20 Giugno 2006

 


Risale ad oltre un anno fa la prima idea di percorrere il Camino di Santiago.

Tutto è iniziato per semplice curiosità, visitando alcuni siti che ne descrivono la storia e forniscono informazioni sui vari itinerari possibili. Poi poco a poco il “Camino” ha cominciato ad esercitare su di me un richiamo sempre più forte.

La curiosità si è presto trasformata nel desiderio di percorrerlo. Ho coinvolto in questo progetto mio figlio Federico di 16 anni che ha accettato di venire con me, in bicicletta, lungo la “Ruta de Santiago”. Quella della bici è stata una scelta obbligata, non già dal fatto che io sia cicloamatore, ma dal tempo a nostra disposizione (potevo disporre di due settimane di ferie). 

Dopo lunghe meditazioni su quale fosse il modo migliore per coprire la distanza tra casa e il luogo che avevamo scelto come punto di partenza del Cammino, abbiamo optato per il trasferimento in auto sino a Bayonne, Pirenei Atlantici Francesi, nei pressi di Biarritz. Come anche descritto da Edo di Camaiore nel suo contributo rintracciabile sul bellissimo sito di Luciano Callegari al link www.pellegrinando.it

La scelta è stata dettata essenzialmente dal fatto che, dopo aver fatto un adeguato test su Federico per saggiarne le capacità “in salita” abbiamo deciso di dare inizio al nostro cammino partendo da St. Jean Pied de Port affrontando come prima tappa i Pirenei con l’alto de Ibaneta.

Il trasferimento vero e proprio da Gorgonzola, in provincia di Milano, dove abitiamo a Bayonne ha richiesto ben 15 ore di viaggio (soste incluse), per un totale di 1.250 Km ca. che abbiamo percorso Venerdì, 9 Giugno 2006.

La prima notte l’abbiamo trascorsa presso l’Hotel Ibis di Bayonne. La sera stessa del nostro arrivo ci siamo preoccupati di acquistare i biglietti del treno per noi e le bici da Bayonne a St. Jean per la mattina successiva e di prendere accordi con un garage, nei pressi della stazione ove ricoverare l’auto durante il periodo della nostra assenza.

Le note che seguono sono dei brevi appunti scritti di getto la sera, tra una doccia ed un bucato, aspettando l’ora di cena o prima di “infilarsi in branda” per il meritato riposo.

  


Giorno 1. Sabato 10 Giugno, 2006. Bayonne – Roncisvalle

Lasciamo l’Hotel Ibis di Bayonne, dove abbiamo pernottato e ci rechiamo al parcheggio dove già dalla sera precedente abbiamo preso accordi per lasciare l’auto 15 giorni al prezzo “forfait” (così recita il listino esposto) di 40 Euro. Parcheggiata l’auto, montiamo le borse sui portapacchi delle bici e non senza un misto d’ansia ed emozione, mi domando se ho fatto bene a coinvolgere Federico in questa avventura, andiamo alla stazione. 

Il cielo si presenta scuro e questo aggiunge un'altra preoccupazione. La compagnia della pioggia non sarebbe certo il migliore inizio per noi. Fatichiamo a portarci al binario, con le bici cariche attraverso le scale dei sottopassi non è facile. Finalmente siamo a bordo, il treno altro non è che una singola vettura (diesel) che effettua servizio navetta tra Bayonne e St. Jean Pied de Port, effettuando alcune fermate intermedie. Ore 8:29, il treno si muove, …speriamo bene.

Arriviamo in orario a St. Jean e ci rechiamo all’Accueil du pelerin, un apposito ufficio situato nel cuore della cittadelle, avente lo scopo di fornire assistenza ai pellegrini che iniziano da qui il loro Camino.

Una gentile signora ci da le informazioni relative al cammino e otteniamo la nostra CREDENZIALE, una sorta di lasciapassare che ci permetterà di ricevere accoglienza nei siti preposti (gli albergue) lungo il camino.

Ci viene apposto il primo sello (timbro), ne otterremo uno presso ogni albergue ove sosteremo per ottenere alla fine la nostra Compostela.

 E’in questo ufficio che incontriamo Thomas, un ragazzo Italiano di Urbino che viaggia da solo, anche lui in bici. Decidiamo di affrontare insieme la salita optando per la via bassa, la strada statale che passa per Valcarlos, rinunciando a percorrere la più panoramica (ma più lunga ed impervia via alta) via percorsa dai pellegrini a piedi.

Quando, espletate tutte le formalità, ci mettiamo finalmente in movimento sono le 10:30 passate. La salita si rivela più “lunga” di quanto non ci aspettassimo, anche perché durante l’ora del pasto siamo ancora in ballo e lontani da centri abitati dove poter acquistare qualcosa da mangiare. Fa molto caldo e nei tratti non ombreggiati il sole è implacabile. Gli ultimi 2/3 Km sono per me una vera sofferenza. Fortunatamente Federico se la cava più che bene ed è lui che più di una volta deve aspettare me !

Scolliniamo sull’alto de Ibañeta con un vento contrario fortissimo che mi costringe a piedi lungo gli ultimi 200/300 mt. Federico ce la fa in bici, Thomas è arrivato prima di noi.

Il tempo di una foto e si scende, Roncisvalle è lì a poco più di un Km dal passo.

Ci appare, come un miraggio, un piccolo bar/ristorante bene attrezzato, con tavolini all’aperto.

Senza indugiare oltre ci mettiamo seduti e ordiniamo una succulenta bistecca con contorno di patatine fritte, birra per me e una coca per Federico.

Più tardi nello stesso ristorante ci verrà servita le cena del pellegrino (zuppa, trota ai ferri, contorno, dolce, acqua, vino, il tutto a 8 Euro a testa). 

Aspettiamo le 16:00, la prassi vuole che l’accesso alle strutture di accoglienza sia dato nel pomeriggio e la precedenza va ai camminanti che continuano ad arrivare a piccoli gruppi. Noi ciclisti veniamo sistemati nel locale ostello della gioventù, molto ben tenuto e dove possiamo anche ricoverare le bici. Paghiamo 8 Euro cadauno per il pernottamento.

Le camere di 10/12 letti sono pulite ed ordinate.

Facciamo la doccia e ci togliamo di dosso parte della fatica. Nel frattempo Thomas ci ha salutato, ha deciso di proseguire oltre.

Per noi, cena alle 19:30, due passi per digerire e prima delle 21:00 siamo già dentro i nostri sacchi lenzuolo.

Non ci vorrà molto a prendere sonno, la fatica vince sull’emozione della prima notte nel Camino di Santiago.

 


Giorno 2. Domenica 11 Giugno, 2006. Roncisvalle – Puente la Reina

La notte è trascorsa tranquillamente, nessuno ha russato in camerata. Alle 6:00 mi alzo, molti dei letti occupati dai pellegrini a piedi sono già vuoti. Provvedo alle operazioni mattutine di igiene personale e chiamo Federico. Siamo un po’ impacciati, dobbiamo cambiarci, riporre i sacchi lenzuolo e le nostre cose, rimontare le borse sulle bici, preparare le borracce, etc. etc.

Il primo colpo di pedale lo diamo alle 7:20, l’aria è frizzante e indossiamo la mantellina, imbocchiamo la strada in discesa (che bello!) e dopo un paio di chilometri entriamo in Burguete dove sostiamo in un bar, già in piena attività per i numerosi pellegrini presenti, per fare colazione.

Per due caffè con leche e due grosse fette di una torta locale dal nome impronunciabile (buonissima) paghiamo in tutto 5 Euro. Da qui abbandoniamo la carretera ed iniziamo a seguire le frecce gialle che indicano il “Camino Santiago”. E’ tutto molto bello, la temperature adesso è ideale, la strada bianca dal fondo ben battuto si snoda tra campi e pascoli illuminati dalla luce radente del mattino.

Numerosi i pellegrini a piedi che salutiamo con un “ola !, buen camino” al nostro passaggio.

Ben presto lo scenario cambia, la strada inizia a presentare alcuni strappi in salita con forte pendenza che ci obbliga a scendere di bicicletta ed a procedere a piedi.

Giungiamo così fino all’alto del Mezquiriz, prima asperità della giornata, in seguito ci toccheranno l’alto de Erro e l’alto del Perdon, quest’ultimo si rivelerà particolarmente duro, nell’ora più calda della giornata.   

In prossimità di Pamplona, siamo nel cuore della Navarra, il camino diventa una bella ciclabile in leggera e continua discesa che costeggia il rio Arga.

Verso le 10:00 si fa una sosta in un bar per uno spuntino (due panini e due coche per 5 Euro). Si attraversano Pamplona, la cittadina di Cizur Menor e ci si porta verso l’alto del Perdon.

Inizia qui il tratto più duro della giornata. Il sole ormai alto, sono passate le 12:00, non ci da tregua. Da qui in poi l’ombra sarà un lusso che oggi ci verrà concesso ben poche volte.

La cresta dell’alto è molto ben visibile, grazie anche alla lunga teoria di generatori eolici, e sembra a portata di mano (mai impressione fu più falsa).

Lo sterrato si fa sempre più duro e i tratti impraticabili in bici si moltiplicano, spesso ci tocca scendere e spingere le bici arrancando con fatica a causa del fondo particolarmente sconnesso. Un paio di chilometri prima dell’alto attraversiamo Zarikiegi, un piccolo borgo, dove sfortunatamente non è possibile trovare da mangiare o anche solo un bar per un momento di riposo.

Finalmente siamo sull’alto del Perdon, vedo e riconosco le sculture in ferro delle silouette dei pellegrini, già viste su guide e foto da siti internet.

Foto di rito con Federico e via alla ricerca di un posto per mangiare qualcosa.

Lo troviamo a Uterga dove finalmente possiamo concederci un po’ di riposo e di cibo (menù del dia a 10 Euro). Si sosta fino alle 15:30 quando riprendiamo il nostro cammino verso Puente la Reina.

Nelle vicinanze della nostra meta, in modo apparentemente inspiegabile il camino devia per entrare, tramite uno strappo duro in salita a forte pendenza in Obanos, apparentemente un piccolo borgo senza importanza.

Ci domandiamo perché.

La risposta non tarda ad arrivare, dopo la breve e faticosa salita ecco che dietro una curva improvvisamente si apre una bellissima piazza con una chiesa che mai ci saremmo aspettati di trovare in un piccolo paese come questo. Situazioni simili a questa si ripeteranno più volte nel corso del Camino.

Arriviamo finalmente davanti all’Albergue dei Padri Reparadores di Punete la Reina. Il cilcocomputer segna Km: 79,3;  t: 5hr e 31 min. In realtà siamo in ballo da ben più di 8 ore !

Mentre ci stiamo registrando incontriamo un ciclista col quale avevo scambiato due parole la sera precedente a Roncisvalle.

E’ Xabier, un simpatico signore di San Sebastian. Xabier ha sbagliato strada nell’approccio a Puente la Reina ed è entrato in paese dalla parte opposta alla nostra. Mi dice che ha visto un piscina bellissima e che ha intenzione di andarci. A Federico si illuminano gli occhi, chissà se ci permettono di fare il bagno con i pantaloncini da ciclista ? Detto!, Fatto !

Espletate le incombenze dell’arrivo (bucato del giorno etc.) ci avviamo senza indugio.

E’ una vera pacchia, ci viene concesso di utilizzare la piscina all’aperto di un bel centro polisportivo! Siamo gli unici bagnanti !! La mezz’ora che segue ci rimette in pace col mondo e ci ripaga delle fatiche della giornata.

Cena del pellegrino a 12 Euro a testa (la più cara e la più scadente di tutto il periodo) presso il ristorante Plaza in calle Major. Il pernottamento ci costa 5 Euro a testa.

 


Giorno 3. Lunedì 12 Giugno, 2006. Puente la Reina – Logrono (Villamayor del Rio)

Ci si alza presto e si parte senza indugi. Alla colazione penseremo strada facendo.

Le mie tabelle riportano un tratto all’8% in sterrato e, memori dell’esperienza del giorno precedente optiamo, in fase iniziale, per la carretera. Ci toccano subito 3 Km in salita. Rientriamo sul camino prima di Cirauqui, dove sostiamo brevemente per una colazione veloce e acquistiamo dei panini (bocadillos) con jambon serrano da mangiare più tardi.

Sostiamo alla famosa Fuente del Vino di Irache dove ha termine la breve escursione dei panini (andare in bici mette un’ appetito…). Foto di rito ed assaggio del vino come da programma.

Anche oggi il caldo ed i raggi del sole non ci danno tregua. A Los Arcos facciamo sosta in un bar dove ordiniamo un panino per me ed una bistecca con patatine fritte per Federico.

Dopo aver riposato un po’ ci mettiamo di nuovo in marcia per Viana. La strada è un continuo saliscendi che lascerà il segno nelle nostre gambe.

A Viana troviamo un fortissimo vento contrario che ci complica molto l’approccio all’ormai vicina Logrono dove sosteremo per la notte. Arriviamo all’Albergue di Calle Ruavieja esausti, sono da poco passate le 16:00. Per il pernottamento ci vengono chiesti 3 Euro ciascuno.

Oggi il ciclocomputer riporta Km: 82 ;  t: 5 hr e 51 min.

Ottima la cena: Patate con chorizo; agnello, gelato acqua e vino a 8,50 Euro ognuno.

 


Giorno 4. Martedì 13 Giugno, 2006. Logroño - Belorado

Partenza attorno alle 7:15. Colazione in un bar non lontano dall’albergue. Oggi ci aspetta una tappa in relax. Viaggiamo senza mai lasciare il camino che inizia come pista ciclabile asfaltata, ma presto diventa un bello sterrato. Incontriamo numerosi saliscendi ma non sono mai tali da metterci in difficoltà.

Poco fuori Logroño ritroviamo Xabier che non si era fermato al nostro stesso albergue la sera precedente. Xabier sta parlando con un anziano signore del posto, ci fermiamo a salutare e ci sembra contento di vederci. Pedaleremo insieme fino a Santo Domingo della Calzada.

L’anziano passante porta una cassetta di legno dietro alla sua bicicletta, ne coglie delle amarene che ci porge augurandoci Buen Camino. Strada facendo Xabier mi spiega che il suo Camino finirà a Santo Domingo de la Calzada, deve tornare al lavoro.

L’anno precedente ha fatto da Santo Domingo a Santiago de Compostela e quest’anno completa l’opera portando a termine la parte iniziale.

Il tragitto fino a Santo Domingo è a dir poco spettacolare dal punto di vista paesaggistico.

Il Camino si perde ora in un oceano dorato di spighe, ora tra i filari delle rinomate uve della Rioja.

E’ uno spettacolo della natura.

Ci congediamo da Xabier che lasciamo all’Albergue de Peregrinos di Santo Domingo ed andiamo alla ricerca di un posto per mangiare.

E’ da poco passato mezzogiorno.

C’è l’imbarazzo della scelta, numerosi bar e piccoli ristoranti con tavolini all’aperto si susseguono.

Ci sediamo in uno di questi e scegliamo tra le opzioni offerte dal menù del dia. Ci facciamo portare una strana zuppa di vongole (ce le servono con patate lesse), un piatto gustosissimo.

Io continuo con carne di maiale e Federico con del pescado.

Concludiamo con due belle fette di torta.  I 10 Euro indicati sulla lavagnetta del locale diventano 12 (servizio all’esterno ci dicono). Non importa, il pranzo li valeva comunque tutti !

Riprendiamo la nostra via per completare i 25 chilometri che ancora ci separano dalla nostra meta del giorno.

Arriviamo intorno alle 15:00 e ci sistemiamo in un albergue che somiglia molto ad un nostro agriturismo, dove ci danno da dormire per 6 Euro a testa. La signora che ci accoglie ci chiede se abbiamo intenzione di cenare da loro, il prezzo è 6 Euro a persona. Come dirgli di no ?

Gli dico che accettiamo e di contare per due in più a tavola. Ottima zuppa di ceci, bistecca con patate e flan (versione spagnola del creme caramell); vino e acqua. Ci chiedono se abbiamo anche intenzione di fare lì la colazione della mattina (2 Euro per caffelatte, pane, burro e marmellata). Affare fatto !

Oggi il ciclocomputer segna Km: 72,7  t:  5hr e 15 min.

In tutto l’albergue siamo in tre: io, Federico ed un’anziana pellegrina di lingua Tedesca.

 


Giorno 5. Mercoledì 14 Giugno, 2006. Belorado – Hontanas

Partenza alle 7:30. Ben presto ci accorgiamo di non avere pernottato a Belorado, ma in una frazione prima (poco male). Entriamo in Belorado 4/5 Km dopo essere partiti.

Oggi ci aspetta una tappa tutto sommato poco difficile, fatto salvo un tratto di un paio di chilometri dopo Villafranca Montes de Oca. Così è, ci toccano diversi tratti a forte pendenza da fare a piedi, uno viene dato addirittura al 25%.

Federico viene aiutato a spingere da alcuni pellegrini a piedi. Una volta superato il tratto più duro di una trentina di metri deve lasciare la sua bici per venire ad aiutare me. La bici anche con i freni tirati tende a scivolare indietro.

All’improvviso un daino balza dal fitto del bosco, attraversa il Camino e scompare nel fitto della macchia, una cinquantina di metri davanti a noi. Oggi il percorso si snoda all’interno di fitte boscaglie per diversi chilometri.

Il paesaggio inizia ad aprirsi nei pressi di Atapuerca dove sostiamo per due bei boccadilli al jambon serrano ed al chorizzo.

Dobbiamo superare l’alto del crucifijo, uno sterrato impervio dove a tratti è necessario scendere di bicicletta.

E’ in uno di questi tratti che noto a terra un paio di occhiali da vista in buono stato, probabilmente persi da qualcuno che ci precede non di molto. Li raccolgo, chiederò ai pellegrini a piedi che supererò strada facendo.

Finalmente si scollina, in cima c’è un’alta e sottile croce di legno ed un bel pianoro erboso.

Poco più avanti dei mezzi cingolati, armati di grossi cannoni, dell’esercito Spagnolo sono impegnati in un’esercitazione. Non senza qualche preoccupazione ci allontaniamo con l’eco dei tiri (speriamo che l’addetto al puntamento sappia bene cosa sta facendo).

Una lunga discesa ci conduce verso Burgos. Effettuo numerose soste chiedendo a ciascuno degli occhiali, …niente. Burgos ci accoglie con una trafficata zona industriale, ci dirigiamo verso il centro per ammirare la famosa Cattedrale, il traffico è intenso, quello di una grande città. In questi giorni ne abbiamo perso l’abitudine e ci da fastidio.

Sostiamo nella bella piazza di fianco alla cattedrale, incontriamo una coppia che aveva scaricato le bici insieme a noi dal treno a St. Jean Pied de Port e che non avevamo più visto da allora. Ci salutiamo come vecchi amici. Incontriamo anche un altro papà (anche lui si chiama Francesco) con figlio (Simone) coetaneo di Federico. Vengono da Bergamo, hanno iniziato il loro Camino da Saragozza.

Ad un tavolino dei tanti locali che affacciano sulla piazza siedono tre pellegrini Francesi. Un uomo e due donne. L’età è compatibile con lo stile della montatura degli occhiali. Mi rivolgo a loro e una delle due signore sgrana gli occhi stupita “ça c’est St. Jacques; ça c’est St. Jacques, merci, merci” continua a ripetere. A 20 Km dal ritrovamento ho trovato il proprietario. Magie del Camino.

Oggi è previsto che ci si fermi qui, ci rivolgiamo all’albergue nel centro del parco e l’hospitaliero ci dice che fino alle 19:00 non ci può accettare perché deve prima dare la precedenza ai pellegrini a piedi.

Il cielo si è rannuvolato e si sentono le prime gocce portate dal vento. Vorremmo fermarci ma tant’è decidiamo di continuare. E’ l’occasione che Federico aspettava: papà andiamo avanti !

Finiremo la nostra giornata a Hontanas. Il ciclocomputer riporterà Km: 94 ; t 6hr e 20 min.

Per qualche motivo Federico ci tiene a finire prima, così è lui a fare il programma: …papà domani finiamo la “tappa di domani” (metà l’abbiamo già fatta oggi) e in più gli attacchiamo quella di dopodomani, così guadagniamo un giorno. Penso che faremo come dice lui.

Ad Hontanas soggiorniamo all’Albergue El Puntido. L’hospitaliera mi dice che di posti in camerata ne è rimasto uno solo, però ci può dare una camera a due letti per 20 Euro totali. La prendiamo !

La cena è ancora una volta ottima, per 8 Euro abbiamo zuppa di lenticchie, spezzatino con patate, acqua, vino e dolce.

Il letto non è granchè comodo e la notte non passa più. Alle 6:30 siamo in piedi e alle sette ci presentiamo per la colazione (2 Euro a persona).

 


Giorno 6. Giovedì 15 Giugno, 2006. Hontanas - Sahagun

Dopo 6 chilometri ci tocca l’alto Cuesta de Mostelares, una breve (circa 1,5 Km) salita sterrata al 8,7%. In alcuni tratti è necessario spingere. Il cielo che nel frattempo si è fatto plumbeo ed il vento sempre più teso non promettono niente di buono.

Nel procedere troviamo il Camino bagnato, segno evidente della recente pioggia, ma per fortuna noi e l’acqua sembriamo avere orari diversi.

La pioggia sembra precederci sempre e riusciamo a farla franca. A Carrion de los Condes sosta per mangiare qualcosa.

Durante gli ultimi chilometri si fa vedere qualche raggio di sole ed arriviamo a Sahagùn con il bel tempo. Prendiamo alloggio al Rifugio Comunal dopo 98 Km e 6hr e 6 min. di bici.

Il rifugio non è granchè, ma non importa (4 Euro a testa). Si cena in un locale vicino (menù del pellegrino a 8 Euro: zuppa di pesce, costine di maiale, acqua, vino e dolce). 

   


Giorno 7. Venerdì 16 Giugno, 2006. Sahagùn – Hospital de Orbigo

Sono sveglio, guardo l’orologio, segna le 4:30 della mattina, dall’esterno mi giunge il borbottio dei tuoni. Tendo l’orecchio per sentire il rumore della pioggia che cade ma non riesco a capire. Mi giro dall’altra parte.

Sono le 6:30, mi alzo e prima di provvedere alle pratiche mattutine vado per prima cosa alla porta per vedere com’è la situazione fuori. Piove, nuvole basse e fa quasi freddo. Cerchiamo di “perdere” più tempo possibile nei preparativi, ma alle 7:30 siamo pronti e usciamo. Pioviggina.

Facciamo subito sosta in una bel bar pasticceria a pochi metri dal rifugio, ricca colazione (caffè con leche ed una bella fetta di una crostata locale, il tutto per 3,70 Euro).

Oggi il percorso, almeno inizialmente, non è un granchè. Il Camino corre parallelo ad una carretera secondaria e poco battuta. Il camino “bagnato” e lo scarso traffico veicolare ci inducono a optare per l’asfalto, almeno ci sporcheremo di meno e procederemo un po’ più agevolmente.

Trascorsa un mezz’ora smette di piovere, ma il cielo si mantiene scuro e carico d’acqua. Attraversiamo Leon dove sostiamo brevemente ad ammirare la splendida cattedrale.

Ci fermeremo poco dopo per il solito pranzo (menù del dia a 7,50 Euro a persona). Quando ci rimettiamo in viaggio ha ripreso a piovere.

Rimarrà così fino all’arrivo alla nostra meta. Ad Hospital de Orbigo alloggiamo presso l’Albergue San Miguel (a nostro giudizio il migliore incontrato lungo tutto il cammino).

E’ un Albergue privato e ci ospita al prezzo di 6 Euro ciascuno.

Oggi il ciclocomputer segna Km: 94,5;  t: 5 hr e 53 min.

Nell’albergue c’è una cucina molto pulita ed ordinata con un grande tavolo dove è possibile mangiare in 6/8 persone.

Decidiamo di “mangiare in casa”. Si va ad un supermercatino vicino a fare spesa. Stasera spaghetti aglio e olio, una insalata con tonno pomodori, lattuga e cipolla.

Facciamo girare la voce, subito si uniscono a noi una signora Finlandese e l’hospitaliera che contribuiscono con vino formaggio pane ed affettati.

Passiamo una bella mezz’ora in compagnia ascoltando le esperienze del camino di ognuno.

 


Giorno 8. Sabato 17 Giugno, 2006. Hospital de Orbigo – Villafranca del Bierzo

Si fa colazione presso l’albergue (caffe con leche, pane burro marmellata e succo d’arancia, 3 Euro ciascuno).  Lasciamo l’albergue intorno alle 8:00. Facciamo pochi metri ed un pellegrino a piedi sentendoci parlare capisce che siamo Italiani.

E’ un signore di Pavia, scopriamo che conosce Gorgonzola avendo lavorato per anni in un’azienda di Pessano, un paese vicino. Ora è in pensione e sta facendo il Camino a piedi. Ci salutiamo. Il cielo è coperto e cade, a tratti, una pioggia sottile. Sostiamo per il pranzo a Rabanal del Camino, presso la posada El Tesin (solito abbondante menù del Peregrino per 8 Euro).

E’ difficile rimettersi in movimento dopo un pasto abbondante ma ci consola il fatto che nel frattempo ha smesso di piovere.

Oggi ci tocca la Cruz de Jerro a oltre 1500 mt slm. Sono circa 9 chilometri di salita a cui segue una lunghissima discesa (oltre 15 chilometri) fino a Molinaseca, un paese con un bel ponte romano dove ci fermiamo per qualche foto.

Molinaseca, nel piano originale, avrebbe dovuto essere la meta della nostra tappa, ma con il cambiamento proposto da Federico ci toccano altri 30 chilometri per arrivare a Villafranca del Bierzo.

Passiamo per Ponferrada dove è situato un antico Castello dei Monaci Templari, ora in via di ristrutturazione.

Al nostro arrivo a Villafranca il ciclocomputer segnerà Km: 100,3 ;  t: 6 hr e 40 min.

Questa tappa, con quella di ieri, ci faranno risparmiare un giorno permettendoci di completare il Camino in undici giorni anziché nei dodici inizialmente previsti.

Prendiamo alloggio presso l’albergue Ave Fenix (il più spartano tra quelli visitati lungo tutto il Camino). Il prezzo è sempre lo stesso: 6 Euro a testa. 

Ceniamo presso il ristorante Sevilla, nella piazza principale di Villafranca (Caldo Gallego, bistecca, gelato acqua e vino a 10 Euro). Durante la cena vediamo Ghana - Repubblica Ceca dei mondiali. Più tardi toccherà all’Italia scendere in campo contro gli Stati Uniti.

Assistiamo alla partita con altri Italiani improvvisamente comparsi dal nulla. In realtà ci sono familiari perché ci siamo più volte incontrati lungo il Camino nei giorni precedenti.

Al fischio finale si va tutti a dormire, domani abbiamo il “mitico Alto do Cebreiro”.

 


Giorno 9. Domenica 18 Giugno, 2006. Villafranca del Bierzo – Sarria

Finalmente dopo tre giorni di tempo bruttino, il cielo si presenta terso al mattino. Fa freddo.

Ci prepariamo, indossiamo le mantelline e ci rechiamo presso il bar ristorante Sevilla, dove abbiamo cenato la sera prima, per la colazione (ottima a 4,60 Euro).

Ci mettiamo finalmente in movimento attorno alle 8:15. Durante l’avvicinamento alla salita del Cebreiro ci fermiamo per acquistare un po’ di frutta e delle merendine. Abbiamo deciso di salire al Cebreiro per carretera. Le recenti piogge ed il timore di trovare un fondo sconnesso e forti pendenze lungo il “Camino” ci hanno fatto propendere per questa scelta.

La salita, abbastanza lunga è fortunatamente quasi tutta all’ombra, così che non soffriamo del calore dei raggi diretti del sole. Negli ultimi giorni mi sono apparse sulle braccia bolle di calore dovute al sole dei primi tre giorni di cammino e avere ombra durante la marcia non mi dispiace affatto.  

Ecco Piedrafita, che avevo erroneamente associato alla fine della fatica. Nulla di più falso per arrvivare al Cebreiro mancano ancora 4 chilometri (psicologicamente i più duri) e dulcis in fundo ci sono altri due “alti”: l’alto de San Roque e l’alto do Poio che fanno da dessert al piatto forte della giornata. Al Cebreiro ci concediamo una sosta ristoratrice con bocadillo al jambon serrano.

Gli ultimi due alti sono salite molto brevi, ma sufficienti a far ri-affiorare la stanchezza di cui credevamo di esserci durante la breve sosta effettuata al Cebreiro.

Una lunga discesa, durante la quale devo ripetutamente invitare Federico a moderare la velocità, ci porta a Tricastela. 

A Tricastela pensiamo di avere concluso le nostre fatiche. Sarria dista una ventina di chilometri ed è 150 mt più bassa di Tricastela.

Errore !

Nel mezzo c’è una simpatica salita di tre chilometri e mezzo in sterrato (alto casa San Xil) durante i quali dobbiamo frequentemente scendere dalle bici e procedere a spinta.

Finalmente a meta. Alloggiamo all’albergue “Los Blasones”  a 6 Euro cadauno. Il ciclocomputer riporta  Km: 80,7 ; t: 5 hr e 35 min.

Calcolo che con oggi abbiamo percorso 727 Km. Da Santiago ci separano ancora circa 120 Km che copriremo nei prossimi due giorni.

Domani ci aspetta una tappa “ondulata” di 80 chilometri che prevedo impegnativa, per arrivare fino ad Arzua che dista una quarantina di chilometri dalla meta finale. Il nostro obiettivo è quello di avere un ultimo giorno “facile”.

Ceniamo in un locale appena aperto (disorganizzazione e confusione totali) a 7,50 Euro a testa. Serata rallegrata dalla compagnia di due ragazzi Italiani (anche loro stanno facendo il Camino in bici) e da un maturo signore con i quali chiacchieriamo per un po’.

   


Giorno 10. Lunedì 19 Giugno, 2006. Sarria – Arzua

Si parte intorno alle 8:00, dopo avere fatto colazione in un bar vicino all’albergue.

La giornata si presenta fredda e nebbiosa. Il percorso si snoda tra colline che ricordano le highlands Scozzesi, con il tracciato del Camino che corre lungo interminabili muretti a secco che si perdono nella bruma.

Sembra di udire in lontananza l’eco di antiche ballate celtiche. Atmosfera a tratti inquietante.

Ci fermiamo per un panino a Ventas de Neron e constatiamo, che a causa del percorso molto accidentato e ondulato la nostra media di oggi è veramente bassa (10 Km/hr).

Al bar dove sostiamo incontriamo un ciclista Belga, di Anversa, partito da casa in bici da oltre un mese. Anche lui è prossimo alla fine della sua fatica. Gli faccio una foto e ci salutiamo.

Il cielo comincia ad essere illuminato da qualche timido raggio di sole e la nebbia si alza. Quello che vediamo intorno a noi non ci rassicura. Il paesaggio è caratterizzato da continue ondulazioni.

Sarà una tappa spaccagambe.   

Arriviamo a Melide dove sostiamo in una Pulperia e gustiamo un ottimo Pulpo Gallego al prezzo di 5,50 Euro a testa. Difficile rimettersi in moto dopo il pasto.

Penso già al ritorno e chiedo ai gestori della pulperia se in città c’è un ufficio Alsa (Compagnia di bus che intendiamo usare per il ritorno). Mi dicono di no ma mi indirizzano presso una libreria che effettua vendita di biglietti. Ci andiamo subito ed acquistiamo (al prezzo di 56 Euro a testa, bici inclusa; non proprio economico) i nostri biglietti con partenza Mercoledì sera da Santiago, e arrivo a Irun Giovedì mattina, 22 Giugno. Il bus porta al massimo 4 bici e non voglio correre rischi ritardando l’acquisto dei biglietti.

Gli ultimi 15 chilometri non smentiscono la caratteristica della tappa di oggi. Arriviamo sfiniti (almeno io) ad Arzua dove alloggiamo all’albergue Via Lattea (il più caro di tutto il Camino) dove ci “pelano” 12 Euro a testa, incluse le bici ci viene detto (che sia la vicinanza a Santiago a far levitare il prezzo?). Cena al ristorante al prezzo di 12 Euro a persona. Ottima come sempre.

Condividiamo la camerata con tre simpatici pensionati di Varese che stanno ultimando il loro “Camino” a piedi.

 


Giorno 11. Martedì 20 Giugno, 2006. Arzua – Santiago de Compostela

Ultimo balzo per giungere a meta. Partiamo di buon’ora, alle 7:30 siamo in movimento, dopo aver fatto una ricca colazione in un bar vicino all’albergue.

Nonostante la distanza sia relativamente breve (40 chilometri scarsi) l’occhio va continuamente al ciclocomputer per controllare la distanza percorsa.

Credo di averli letti tutti i Km, forse ad eccezione dei primi due o tre.

Il percorso oggi è buono, in qualche raro strappo dobbiamo però spingere (poca cosa paragonato alle tappe precedenti). Mentre pedaliamo verso Santiago ripercorro mentalmente l’itinerario alla ricerca di del ricordo più bello o del paesaggio migliore.

Difficile, se non impossibile fare una scelta. Ciascuno di questi undici giorni ha un suo valore preciso, una sua storia che ha contribuito a caratterizzare l’intero Camino.

Ecco il Monte Do Gozo dove anticamente i pellegrini effettuavano l’ultima sosta per ripulirsi e presentarsi mondati (almeno fisicamente) davanti alla tomba dell’Apostolo Giacomo.

Ecco apparire la città, ecco il cartello [SANTIAGO], non possiamo esimerci dal fare la foto di rito.

Finalmente giungiamo alla bellissima Plaza Do Obradorio, dove un turista Italiano si presta a farci una foto con la cattedrale sullo sfondo.

Faccio le mie congratulazioni a Federico.

Molti pellegrini sostano nella piazza, i più sono seduti a terra, hanno grossi zaini, alcuni sono perfino sdraiati a terra.

Mi chiedo cosa si provi ad arrivare fino qui dopo un mese o più di cammino.

C’è anche qualche ciclista, come noi.

Riconosco un ragazzo Italiano di Ravenna anche lui in bici, incontrato a più riprese lungo il Camino.

Ci salutiamo e ci facciamo i complimenti a vicenda.

Ci rechiamo all’apposito ufficio che ci timbra la credenziale e ci rilascia l’ambita Compostela, documento redatto in lingua Latina che attesta l’avvenuto “pellegrinaggio” dei “pellegrini Fridericum e Franciscus.Cerchiamo e troviamo alloggio presso l’hostal (un’equivalente delle nostre pensioni) A Nosa Casa, situato in posizione strategica e centralissima. Ci danno una bella camera a 2 letti con bagno e paghiamo 43 Euro in tutto incluse le due colazioni del mattino seguente. Ci aspetta un pomeriggio da turisti.

 

Prima però assistiamo alla Messa del Pellegrino che si tiene ogni giorno alle 12:00 in cattedrale.

La chiesa è gremita di gente, ammiriamo tra l’altro l’imponente e prezioso organo a canne ed il “Botafumeiro”, il gigantesco turibolo sospeso sopra l’altare maggiore che sfortunatamente oggi non viene fatto oscillare durante la funzione.

Si dice che in passato, questa procedura avesse principalmente lo scopo di soffocare, con il forte odore di incenso, quello della stanca (e probabilmente non propriamente profumata) umanità che assisteva alla messa dopo tanto peregrinare.

A funzione finita visitiamo la cripta con le spoglie dell’Apostolo Giacomo e sostiamo davanti al “Portico della Gloria” un’alta colonna di marmo spartisce la luce del portico, alla sua sommità è riprodotta l’immagine dell’Apostolo Giacomo e più in alto quella del Cristo.

E’ uso dei pellegrini sostare in breve raccoglimento chinando il capo e ponendo la propria mano sulla colonna, chiedendo così Grazia al Santo Apostolo.

Così come l’acqua scava la pietra, le dita dei pellegrini hanno prodotto nel corso dei secoli, cinque evidenti solchi in cui viene oggi spontaneo mettere le proprie.

Alle 13:30 si va a mangiare in uno dei tanti locali vicini a Plaza Do Obradorio. Una telefonata a casa per rassicurare (siamo arrivati !), poi in Hostal per una doccia ed un po’ di riposo.

Domani sera, alle 18:00, con il bus per Irun, inizia il lungo viaggio di ritorno verso casa.