Per cominciare:
Impressioni e riflessioni
Non è una vacanza.
E’ un viaggio? Non proprio: un cammino! Anche un’avventura.
Non amo stare su una spiaggia affollata o in un villaggio turistico pieno di
connazionali; non volevo neppure visitare città d’arte o musei o parchi
naturali, perlomeno non è questo il mio obiettivo.
Da solo. Non per isolarmi da qualcosa o da qualcuno. Del resto non ho mai fatto
viaggi da solo. Sapevo già che la finalità di questo “percorso” aveva lo scopo
di farlo anche internamente, personalmente, con me e con le moltissime persone
che ho incontrato (quindi non propriamente in solitaria) tutti accomunati dal
medesimo scopo, quello di arrivare a destinazione. Mi sono portato dentro la
voglia di scoprire e di mettermi in gioco, con il desiderio di voler conoscere
qualcosa in più non solo dei luoghi o delle persone, ma anche di me stesso.
E c’è anche un motivo tecnico: la mia passione per il video documentaristico, mi
costringe talvolta a ripetute fermate, ad inquadrature stravaganti, e questo
capisco che non può essere facilmente tollerato da un qualsiasi compagno di
viaggio. Sarebbe stato difficile condurre un viaggio in compagnia, visto che,
alla luce di molte esigenze, ho ritagliato tutto su me stesso.
In bicicletta sono già abituato a fare viaggi organizzati da me e dagli altri
Amici della Bicicletta di Siena. 3, 4 giorni in compagnia a volte di 40, 50
persone, in Italia, come all’estero. Tutto molto ben organizzato, come deve
essere del resto. Ma stavolta, non ho organizzato proprio niente, a parte il
viaggio di andata e di ritorno, prenotando opportunamente gli aerei, ma per il
resto, non ho voluto saperne molto, devo scoprirlo da solo. Ho raccolto
informazioni, suggerimenti e consigli da chi ci è stato prima di me, ed ho
capito che siamo parte di un cammino molto ben segnalato, un fiume di persone
che ti portano, ti trascinano, che hanno il viso sempre rivolto ad ovest, verso
la meta. Non c’è pericolo di perdersi, prova ne è il fatto che mi sono
dimenticato la guida a casa e nonostante ciò, il “Camino” mi ha condotto senza
incertezze, perfino quando alternavo arbitrariamente il sentiero classico alla
più moderna strada asfaltata.
Le persone e le situazioni che ho incontrato mi hanno aiutato in questo
percorso, anche interiore, e anche in quello più propriamente “fisico”, di
fatica. Ho cercato di capire i segnali e di seguirli.
Il Camino de Santiago non è una maratona ma un banco di prova per la tua umiltà
e una lezione realista delle tue possibilità umane e spirituali.
Il cammino autentico è quello che ognuno fa dentro di sé.
Dedico questo viaggio ai miei figli Carlo e
Alessandro, ai quali auguro vivamente di compierlo insieme, per rafforzare la
loro crescita e maturità.
Ringrazio sentitamente mia moglie Antonella per la possibilità che mi ha dato di
realizzare questo viaggio e vivere personalmente questa profonda esperienza.
Il diario del mio Cammino
di Riccardo Terzuoli
4 – 16 giugno 2008
mercoledì 4 giugno
Parto da casa alle 00:20, arrivo a Ciampino alle 3. L’aeroporto apre alle 4:30,
che sonno!
Fatto il check-in la bicicletta viene chiusa in una stanza. Testualmente: “ma
deve essere mandata a Londra con il volo...” “Sì, sì, viene spedita da qui”.
Speriamo bene.
Dal finestrino dell’aereo vedo i bagagli che vengono caricati nella “pancia”
dell’aereo. C’è anche la mia bicicletta, meno male!
Arrivato a Londra Stansted, ritiro tutti i bagagli. Sono l’unico con una
bicicletta, sia a Roma che a Londra. In effetti suscito qualche sguardo
incuriosito.
Mentre aspetto il prossimo volo che mi porterà in Francia (Biarritz), mi rendo
conto di avere troppa roba e troppo pesante. Probabilmente i prossimi giorni mi
daranno l’amara conferma. Mi guardo intorno per scoprire tracce di pellegrini o
quelli che apparentemente potrebbero essere.
All’arrivo a Biarritz, vedo sul nastro trasportatore 4 o 5 biciclette ben
confezionate (meglio della mia) in cartoni appositi. Appartengono ad un gruppo
di italiani e scorgo sugli indirizzi che sono di Trieste. Non fanno caso a me, e
io, d’altra parte, neanche a loro. So che devo andare a Bayonne dove lì c’è il
treno per S. Jean Pied de Port. Sono solo 7 km, quindi mi decido: monto la
bicicletta. Mi passa vicino una ragazza del gruppo dei triestini, allora esco
allo scoperto e attacco il discorso. Ovviamente anche loro fanno il Camino de
Santiago. Le chiedo se sa gli orari del treno: posso fare con calma, c’è ancora
molto tempo. Conosco anche gli altri, non mi sembrano molto cordiali.
Il treno da Bayonne a S. Jean è un diesel locale come quello di Siena per
Firenze o Chiusi. Attraversa una bella campagna che a volte diventa più
montagnosa con alberi verdi brillanti per il sole di questo bel pomeriggio. Si
toccano vari paesi, forse una decina, non li ho contati.
All’arrivo a San Jean Pied de Port (un paesino rustico ma ben tenuto) vado all’accueil
(accettazione) del pellegrino che si trova lungo la via principale e così
ottengo il primo timbro e qualche informazione. Altra priorità è la ricerca di
una camera, che mi viene indicata dallo stesso ufficio dei pellegrini. L’accetto
per 25 euro, sono da solo in una camera matrimoniale, il bagno è in comune, ma
in tutta la casa siamo solo in 3. Vado a fare subito la doccia e poi a cena,
anche qui nel primo posto che incontro. Per 9,50 euro mangio un bel piatto di
salumi, formaggi e insalata e una birra. Per strada incontro quel ragazzo che
sta nella camera accanto alla mia. E’ austriaco, facciamo due chiacchiere in
inglese. Torno a casa e mi metto a parlare con la signora. Mi sorprendo di come
riesco a parlare e a capire benissimo il francese.
giovedì 5 giugno
Si comincia il Cammino. So già che ci sono due strade per scalare i Pirenei: una
bassa e una alta, rispettivamente asfaltata e trafficata, l’altra un sentiero di
montagna.
Sono convinto di fare quella bassa, ma invece, ahimé, mi trovo insieme a tanti
pellegrini a piedi e scopro di aver preso il percorso alto. Alto davvero!
All’inizio è asfaltato e passa in mezzo ad alcune fattorie, poi si fa sempre più
impervio, il paesaggio cambia: ci sono solo pascoli e greggi, non ci sono più
case. Conosco un ragazzo di Rimini, Claudio, che ha uno zaino pesantissimo:
trasporta anche un fornellino, bombole di gas e caffè per la moka.
Spingo quasi tutto il tempo la bicicletta, che sento essere troppo pesante. Mi
fanno male le gambe e sento anche i crampi alle gambe. Il tempo è abbastanza
bello, ma ventoso e un po’ freddo. Per fortuna non piove, sennò sarebbe una
tragedia. La parte più dura deve ancora venire, attraverso un bosco con un
sentiero con tratti di fango nero e profondo. E ancora si sale. Finalmente
arriva la discesa che mi porta rapidamente a Roncisvalle. Qui faccio pranzo e
nel frattempo arrivano due ciclisti in tandem, sono di Torino. Dopo averli
intervistati e salutati, decido di fare tutta la strada asfaltata fino a
Pamplona: è abbastanza agevole e mi permette di tenere una buona media. Fino a
Roncisvalle ho fatto solo 30 km e a Pamplona ne mancano 47, non so se ce la farò
ad arrivarci. In alcuni punti il sentiero del Cammino scorre parallelo alla
statale, a volte si interseca e io lo percorro per brevi tratti, ma per andare
veloce uso la “carretera” che ha un bel metro di asfalto al di là della striscia
bianca.
Arrivo a Pamplona, il traffico della periferia è caotico come in tutte le grandi
città.
Mi dirigo verso il centro storico che è carino con vie pedonali e varie chiese e
monumenti. Domando dell’ostello del pellegrino e una poliziotta mi indica
esattamente la “calle” giusta (ci ero già arrivato vicino). Insieme a me arriva
una ragazza italiana e ci danno lo stesso letto. E’ un letto a castello, io
starò arriba e lei abaho. Facciamo subito conoscenza. Si chiama Eleonora ed è di
Mantova. Decidiamo di andare fuori dopo essersi sistemati. L’ostello chiude alle
22 ed essendo già le 20,30 pensiamo di non andare al ristorante ma di comprare
qualcosa in un alimentari che è ancora aperto, così mangiamo su una panchina. E’
molto simpatica, mi trovo molto bene con lei. La giornata si è chiusa veramente
bene.
Km percorsi: 85
Email agli Amici della Bicicletta di Siena.
Oggi è stata veramente dura. In totale ho fatto 85 km, ma ho scalato i Pirenei:
23 km continui in salita in mezzo a campi inzuppati di pioggia dei giorni
scorsi, tra pecore e mucche.
Per fortuna il tempo è stato bello sennò sarebbe stata una tragedia. Tratti
brutti di sentieri sterrati e con sassi taglienti erano ripagati dalla bellezza
dei luoghi. Al valico mi è preso un colpo: 1310 m di altitudine, poi nel
pomeriggio un altro di 810 m.
Ora sono a Pamplona e l'ostello è ben attrezzato.
venerdì 6 giugno
Parto da Pamplona e saluto Eleonora dopo aver fatto colazione insieme. Lei resta
ferma un giorno perché ha un ginocchio dolorante. Mi dispiace un po’, sarebbe
stato bello continuare insieme... Comincio lentamente il Camino verso l’Alto del
Perdon, una salita abbastanza dura soprattutto per il tracciato molto sassoso.
Sullo sfondo svettano dei moderni mulini per l’energia eolica. In effetti il
luogo è molto ventoso. Mi avvicino sempre più ai mulini fino a stare proprio
sotto. Incontro un gruppo di spagnoli dell’isola di Maiorca, conversazione
piacevole e scherzosa. Anche a loro tocca l’intervista ovviamente. Spesso spingo
la bicicletta per mantenerla leggera. In effetti è gravata da molto peso per i
bagagli che ho portato e pedalare con tutti quei sassi appuntiti mi fa temere
per le condizioni delle ruote, specialmente quella posteriore. In discesa faccio
poi un po’ di conversazione con un ragazzo di Treviso.
Nel pomeriggio preferisco andare per la carretera, dopo aver incontrato un
ragazzo inglese che fa il pellegrino a cavallo. Lungo la strada asfaltata, tengo
un po’ di conversazione in francese con un signore incredibilmente più carico di
me: ha 4 borse, due davanti e due dietro. Lui si ferma a Estella, ma io punto ad
arrivare a Logroño. Poi scopro, chiedendo ad un passante, che ci vogliono ancora
40 km. Proseguo lo stesso ma come meta fisso Los Arcos a circa 20 km.
Le giornate sono lunghe, il tempo è favorevole, sempre abbastanza nuvoloso. Mi
sposto sul Cammino: è uno sterrato splendido, come le nostre strade bianche, in
mezzo a una bellissima campagna di vigne e campi di grano. Sono completamente
solo, c’è un bel silenzio e mi sento ancora in forma. Arrivando a Los Arcos
intorno alle 19, i due albergue sono entrambi al completo. Per fortuna c’è un
hotel: prendo una camera singola per 35 euro. Tutto sommato, almeno sarò da
solo, riposandomi pienamente rispetto alla notte scorsa.
Km percorsi: 160
sabato 7 giugno
Vado all’ufficio postale e impacchetto un po’ di roba superflua che mi dà solo
peso. Il pacco mi costa 35 euro: mica poco! Parto finalmente verso le 9:30
(troppo tardi!). Il paesaggio è molto bello, collinare, costellato di vigneti e
campi di grano, non ancora maturo. Le persone che incontro sono molto cordiali.
A due ragazzi (una brasiliana e uno spagnolo) strappo una intervista molto
simpatica, poi anche un signore francese. Scorre tutto bene. Pendenze morbide.
La mia meta di oggi è Santo Domingo de la Calzada per mantenere i soliti 80 km
circa. Nel pomeriggio mi sposto dal Cammino classico (principalmente sterrato)
all’asfalto. La strada statale è abbastanza trafficata ma c’è sempre un bel
metro di banchina oltre la striscia bianca. Sento un po’ la stanchezza e
approfitto per fare un po’ di riprese. Fermandomi, mi riposo giusto quei 3, 4
minuti.
All’arrivo a S. Domingo, il primo albergue ha la scritta “completo”, neanche mi
fermo e continuo. Al successivo c’è posto, ma non mi piace: è troppo affollato:
alla prima occhiata, vedo un sacco di gente, tutti molto fitti. Rinuncio e
proseguo, ormai vado a cercare un albergo. Trovo una pensioncina per 23 euro.
Faccio un po’ di spesa e torno in camera.
Km percorsi: 250
domenica 8 giugno
Oggi il tempo è stato sempre nuvoloso ed ha piovuto anche un po’, ma giusto una
decina di minuti, tanto da costringermi a tirar fuori l’impermeabile. Anche il
vento è abbastanza fastidioso e spira sempre in direzione contraria. Temo per le
mie orecchie e un’otite come conseguenza. Ho i tappi che comprai per dormire in
caso di russatori, ma assolvono benissimo allo scopo. E poi tutto sommato meglio
così che il sole a bruciarmi la belle.
Alterno il percorso tra il Cammino e la statale per recuperare più velocità e
chilometri, tanto più che per lunghi tratti scorrono parallelamente, quindi
sarebbe inutile infastidire i pellegrini a piedi. Arrivo a Burgos. La periferia
industriale/commerciale è semideserta (è domenica) e per arrivare in centro ci
vogliono ancora alcuni km di lunghi viali. Vado direttamente alla ricerca di una
camera: ormai ho deciso di trattarmi bene, almeno la sera. Del resto non faccio
altre spese, neanche i ristoranti.
Km percorsi: 335
lunedì 9 giugno
A Burgos il tempo si presenta piovigginoso. Decido di andare a vedere il centro,
specialmente la cattedrale. Merita davvero! Poi inizio il Cammino. Il percorso è
ondulato ma vado abbastanza spedito. Dopo un paio di paesini, inizia la Meseta
con i suoi campi sconfinati di grano ancora verde. Niente da segnalare a parte
due incontri (e altrettante interviste filmate): una coppia italiana del lago di
Garda e una coppia di giapponesi. Continuo a pedalare (con qualche sosta per le
solite riprese) fino alle 18:30 quando arrivo a Fromista circa 20 km prima della
mia meta prefissata: Carrion de los Condes. E’ la prima volta che cedo, ma mi
consolo dicendomi che sono partito tardi la mattina e il vento contrario mi
infastidisce un po’. Ah dimenticavo: all’ 1 mi sono perfino permesso una pausa
pranzo ad un ristorantino: un abbondante piatto di penne all’amatriciana (gli
assomigliava abbastanza...), una fettina ai ferri (finalmente un po’ di carne, a
parte il solito prosciutto) con patatine fritte, acqua e birra, il tutto per
9,80 euro!
Km percorsi: 424
Email agli Amici della Bicicletta di Siena.
Sono a 424 km del Camino. Sono circa a metà? Boh!!!! Mi sono dimenticato la
guida a casa.
Eh, eh! Che pollo! Ma qui è tutto ben segnato, e chiedo istruzioni in spagnolo,
tedesco, francese, inglese, no problem.
Zero problemi fisici, zero problemi meccanici, zero problemi metereologici.
Il Camino de Santiago è indicato benissimo e segnato ovunque con frecce gialle (flechas
amarillas) su alberi, muri, sassi, pali della luce, ecc. oppure con appositi
cartelli metallici. Oltre che negli incroci, le indicazioni sono ripetute anche
dove il percorso è inequivocabile, ma evidentemente serve a rassicurare e
accompagnare il viandante.
Mi auguro che anche la nostra Francigena, un giorno, possa avere nella sua
interezza, una segnaletica così capillare e omogenea.
Nota metereologica: arrivo dove ha già piovuto oppure piove dietro di me
(secondo quanto ho visto nelle previsioni alla TVE).
Ho un c..o come una mucca valdostana!
Nota fisica: gambe, cuore e respirazione vanno all'unisono, solo un piccolo
fastidio al ginocchio e un certo bruciore al ...
martedì 10 giugno
Vado all’ufficio postale per spedire lo zaino con il sacco a pelo, poi telefono
alla mia mamma per gli auguri di compleanno. Oggi tutto asfalto, nessun
incontro, percorso ondulato ma prevalentemente pianeggiante. In alcuni tratti
neanche traffico, completamente solo.
Oggi ho affaticato molto la bicicletta (che cigola, senza più olio nella
catena), e anche me stesso: sento un po’ di dolore al ginocchio. Ho compiuto la
tappa più lunga di tutto il percorso: 118 km, arrivando alle porte di Leon.
Km percorsi: 542
mercoledì 11 giugno
A Leon pioviscola. Vado a visitare la cattedrale, molto bella. Non è facile
uscire dalla città, non ci sono molte frecce, bisogna andare a senso, però tutto
bene. Passo da Astorga, ma ho ancora intenzione di proseguire. Davanti a me so
che c’è la salita verso la Cruz de Hierro (Croce di Ferro) e ci sono solo
piccoli paesini. Il ginocchio fa ancora un po’ male e quindi decido di fermarmi
prima che la salita sia troppo ripida a Rabanal del Camino in un piccolo
albergue di una signora molto simpatica. Si spende solo 5 euro. Faccio la spesa
per il giorno dopo e cena in un ristorantino: 12 euro per un piatto di spaghetti
al pomodoro, filetto di pollo con patate fritte, vino e un dolcino. Conosco un
ragazzo tedesco, uno gallego e una brasiliana. Parliamo indifferentemente in
spagnolo, inglese, italiano. Si fanno grandi incontri!
Km percorsi: 628
giovedì 12 giugno
All’albergue di Rabanal ci si sveglia presto, comunque meglio così. E’ quasi
freddino e c’è da arrivare alla Cruz de Hierro. Non è poi così dura ma il caldo
comincia a farsi sentire. Infatti per tutto il giorno non c’è neanche una
nuvola. Rimpiango le giornate nuvolose che mi permettevano di macinare km.
Infatti con il caldo e il ginocchio dolorante, riesco ad arrivare sotto al
Cebreiro, una scalata che questo pomeriggio non mi sento di affrontare. Mi fermo
a Vega de Valcarce in una pensioncina, camera singola per 15 euro.
Km percorsi: 705
venerdì 13 giugno
Sveglia alle 6:10, per evitare il caldo: c’è da scalare il Cebreiro. La
mattina è fresca, ma meglio così, non voglio patire il caldo oltre che la
salita. C’è qualche pellegrino già in marcia che supero nei primi km (ma quando
si sono alzati?). Ad un certo punto vedo la nebbia, sento l’aria umida: in
effetti credo che siano nuvole. Due ragazze tedesche mi rilasciano
un’intervista, mi offrono anche da bere al bar che raggiungiamo poco più avanti.
E poi giù in discesa. La strada scorre andando su e giù per le colline della
Galizia. Poi un cartello mi segnala che mancano 100 km a Santiago. Allora decido
di tornare un po’ indietro dove ho visto il punto in cui posso entrare nel
Cammino originale per vedere lì il punto esatto. Il sentiero è sassoso e
difficile per la bici. Quando arrivo al cippo che indica 100 km a Santiago
(uguale a quello che dice -102, -101, ecc.) sono deluso, non è niente di
speciale, cioè uguale agli altri e per di più pieno di scritte. Pian piano
arrivo a Portomarin, un paese completamente ricostruito sulla collina, visto che
è stata costruita una diga e la valle è ora occupata da un lago.
Mancano circa 90 km a Santiago, ma ho ancora ben due giorni interi (sabato e
domenica) e volendo anche lunedì.
Km percorsi: 790
Email agli Amici della Bicicletta di Siena.
Ci siamo quasi.
Ho visto il cippo -100 km a Santiago. In pratica potrei arrivarci anche stasera
con più di un giorno di anticipo, visto che ho l'aereo lunedì sera. Oggi mi
soffermerò maggiormente sui particolari, sulle riprese, ecc.
I paesaggi sono particolarmente belli, la gente del posto cordiale e sempre
disponibile a dare indicazioni. E poi qui c'è un caleidoscopio di nazionalità
incredibile. Quando si dice gente da tutto il mondo senza distinzioni e tutti
accomunati da un unico obiettivo. Tutta questa gente che si muove con cadenza
continua e regolare, da soli, a gruppi, gruppi che si formano spontaneamente, si
lasciano, si rincontrano, chissà, il giorno dopo, in un altro luogo, prendendo
un caffè e continuando l'argomento della volta precedente. Io li raggiungo, a
volte mi soffermo, ma ahimè talvolta è solo un saluto frettoloso, li supero, ne
incontro altri. E cosi via. Tutto sta andando verso una fine, inesorabile. Tant'è
che in questi ultimi giorni, devo trarre il giusto spirito e tentare una qualche
contemplazione di tutto ciò.
E' bellissimo.
sabato 14 giugno
La partenza da Portomarin è subito in salita e con la nebbia. Per tutto il
giorno è un continuo alternarsi di salite e discese che spezzano le gambe.
Alterno la strada asfaltata con il Camino.
Il paesaggio collinare non offre niente di speciale, per un toscano almeno.
Piccoli paesi, fattorie, allevamenti, campi coltivati. Penso che sarebbe una
buona idea cercare la plastica con le bolle per preparare poi l’imballaggio per
la bici, visto che domani è domenica ed è tutto chiuso. Un’altra idea: arrivando
con netto anticipo a Santiago, potrei andare all’aeroporto e chiedere di partire
un giorno prima! E con la macchina a noleggio prenotata per lunedì sera? Tutto
rimandato a domani. Arrivo sfinito alla periferia di Santiago.
Km percorsi: 885
domenica 15 giugno
Parto con calma e arrivo nel centro di Santiago sotto una fastidiosa
pioggerellina, che, con qualche intervallo, accompagnerà tutta la giornata.
Visito la cattedrale (piena di gente) e il centro storico. All’ufficio dei
pellegrini c’è un po’ di fila ma poi anch’io ottengo il “sello” finale e un
piccolo certificato in latino.
E' finito il cammino, questo cammino. Non è ancora ora di bilanci: quelli si
faranno in seguito.
Per ora quello che vale è la gioia di avercela fatta, la consapevolezza che oggi
si è compiuta un'esperienza importante per la vita.
Per interessarmi su come anticipare il volo di un giorno, vado in un ufficio del
turismo e mi dicono che la Ryanair applica delle penalità molto forti per i
cambiamenti di qualsiasi genere, visto che fanno tutto online. Non convinto, mi
decido di andare direttamente all’aeroporto per parlarci di persona.
Sono circa le 2 del pomeriggio, ma l’ufficio della Ryanair non aprirà prima
delle 18,30 per il check-in. Non mi resta che oziare e mangiucchiare le mie
riserve.
Anche qui, un incontro interessante: nelle poltroncine dove si aspetta, c’è una
signora che comincia a raccontarmi la sua vita, da quando era bambina, le sue
sofferenze, la tubercolosi, i suoi figli, i suoi viaggi, l’attrazione per
l’India. Poi è l’ora di chiedere la possibilità di partire con un giorno di
anticipo, ma vogliono 249 euro! Torno indietro e mi fermo al primo albergo lungo
la strada, visto che sta piovendo ancora.
lunedì 16 giugno
Resto in camera fino a mezzogiorno. Il tempo sembra un po’ migliore, ma io
preferisco riposarmi e guardarmi le cassette che ho registrato appuntando note e
commenti. Poi vado all’aeroporto e con tutta calma smonto la bicicletta. Alla
SpanAir danno anche apposite scatole per bici. Alla fine un meritato pranzo, con
carne, patate e funghetti in attesa di partire in serata. A Ciampino, con la
macchina a noleggio, arrivo poi a casa alle 2,30.
STATISTICHE FINALI
Percorso totale netto: 908 km
Tempo di percorrenza: 68 ore, in 10 giorni e ½
Velocità media: 13,5 km/h
Velocità massima: 69,5 km/h
Tappa più lunga: 118 km (il 10 giugno)
Tappa più corta: 75 km (il 6 giugno)
Peso alla partenza: 94,5 kg
Peso al ritorno: 89,8 kg
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Riccardo Terzuoli Giugno 2008 |